Il gesso

Qual è il materiale in campo dentale più comunemente utilizzato per sviluppare l’impronta?

Sicuramente per la sua semplicità di lavorazione e per le sue caratteristiche il gesso trova ampio utilizzo nei laboratori odontoiatrici. Viene impiegato per realizzare impronte, fissare i modelli o come materiale di riempimento. Il gesso è un materiale che è principalmente costituito da solfato di calcio (CaSO4). A causa delle impurezze che possono essere presenti in questo materiale il suo colore assume diverse sfumature del del rosso mattone fino ad poter assomigliare al bluastro.

Da dove e come si ottiene il gesso?

Il gesso è estratto dalle cave. In seguito viene sminuzzato e separato dalle sostanze estranee. In seguito viene riscaldato e trattato per disidratazione. In base alla temperatura di riscaldamento si ottengono prodotti con caratteristiche diverse, che variano in base all’acqua persa durante tale processo.

È possibile effettuare una classificazione dei gessi dentali:

  • Tipo I o gesso tenero per impronte: detto anche gesso di Parigi è utilizzato per il rilievo delle impronte. Esso non è altro che il gesso naturale finemente macinato e ripulito dalle sostanze estranee. Esso si ottiene da un solfato di calcio biidrato che in seguito a un riscaldamento di circa 110°C diventa semiidrato.

  • Tipo II o gesso tenero per modelli: è adatto per i modelli di studio e per il monitoraggio dei modelli in articolatore. Viene anche impiegato come riempitivo nelle muffole.

  • Tipo III o gesso duro: adatto per la costruzione dei modelli a elevata resistenza. Ha una porosità media del 25% e la calcinazione avviene a una temperatura di 125°C in presenza di vapore acqueo.

  • Tipo IV o gesso extraduro: è utilizzato per i modelli che devono conservare il più a lungo possibile la loro impronta. Quindi impiegato maggiormente per i modelli di protesi fisse e combinate. Questo è un gesso artificiale perchè prodotto sinteticamente da alcune industrie.

In un gesso possiamo distinguere il rapporto acqua/polvere che indica la quantità di acqua, espressa in grammi o in cm3, necessaria per ricristallizzare 100gr di gesso in polvere. Ovvero la quantità di acqua che occorre affinchè avvenga la seguente reazione:

(CaSO4) H2O + 3 H2O → 2( CaSO4 2 H2O)

Se il gesso avesse uguale forma e porosità la quantità teorica necessaria affinchè avvenga la suddetta reazione sarebbe di 18,6g di acqua per 100g di gesso.

Un’altra caratterista del gesso è il suo tempo di presa, ovvero il tempo necessario affinchè una massa di gesso completi il suo processo di indurimento. Il gesso una volta indurito aumenta il suo volume a seconda del tipo e dell’ambiente circostante. Se l”indurimento è avvenuto nell’aria si parla di espansione normale di presa, se invece è avvenuto nell’acqua parliamo di espansione igroscopica di presa.

Il gesso è sempre però un materiale molto fragile per cui bisogna sempre prestare massima attenzione. La resistenza del gesso risulta essere inversamente proporzionale alla quantità d’acqua presente. Pertanto possiamo distinguere:

  • la resistenza alla compressione a umido: ovvero la resistenza dopo la presa finale quando però ancora la struttura contiene acqua in eccesso

  • la resistenza alla compressione a secco: ovvero la resistenza dopo la presa finale quando però la struttura non contiene acqua in eccesso.

    La durezza e la resistenza all’usura sono invece sue caratteristiche direttamente proporzionali alla resistenza di compressione, anche in questo caso è molto influente il rapporto acqua/polvere.

    Molto semplice per il gesso risulta la sua miscelazione che può essere ottenuta manualmente o in maniera meccanica. Il solfato di calcio demiidrato è molto sensibile all’umidità atmosferica per tale motivo occorre attenzione nella sua conservazione. Il gesso in polvere deve, quindi, essere conservato in contenitori con chiusura ermetica.

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