Archivio mensile:giugno 2011

Come vanno spazzolati i denti?

Se scegliere lo spazzolino giusto è fondamentale, altrettanto importante è utilizzarlo nella maniera corretta. E’ meglio assicurarsi di utilizzare una corretta tecnica di spazzolamento, in modo da aumentare i benefici e ridurre al minimo eventuali effetti collaterali poco piacevoli.
Il movimento corretto da eseguire non è, come spesso si ritiene, quello orizzontale, bensì quello in senso verticale, perpendicolarmente alla gengiva. Il primo, infatti, non fa che trascinare i depositi di cibo e la placca tra un dente e l’altro, favorendo il ristagno e l’insorgere di tartaro e carie.
Al contrario lo spazzolino va mosso dalla gengiva verso il dente, in modo da rimuovere depositi e placca dal dente e allontanarli dal colletto gengivale. Ovviamente non bisogna limitarsi alla parte esterna dell’arcata dentale, ma pulire accuratamente anche la parte interna.
Oltre ai denti sarebbe corretto fare attenzione anche alla pulizia della lingua. Sempre utilizzando lo spazzolino, è possibile pulire la lingua dai residui di cibo ma anche da tutti quei piccoli microorganismi che, depositandosi e proliferando su un tessuto a loro congeniale, finiscono per  rendersi responsabili dell’alito cattivo. In questo caso è preferibile spazzolare più delicatamente, ma spingersi in profondità: è infatti l’interno del cavo orale che ha più bisogno di pulizia e attenzione.

Come scegliere il filo interdentale

All’uso di spazzolino e dentifricio va affiancato, per evitare spiacevoli e frequenti visite al dentista, quello del filo interdentale. Si tratta infatti di uno strumento molto utile ad eliminare la placca che si viene a formare tra dente e dente. Una situazione che, alla lunga, danneggia lo smalto del dente e può causare infiammazioni alle gengive.
Ma come usare il filo interdentale in modo corretto e senza lesionare le gengive? Ecco come fare. Per prima cosa va tagliato un pezzo di filo piuttosto lungo, in modo da poterlo avvolgere attorno a una delle dita di ciascuna mano. A questo punto il filo, tenuto in perfetta tensione, va fatto scivolare tra i denti e tirato in varie direzioni, in modo da pulire tutti gli interstizi. Se l’operazione risulta semplice tra gli incisivi, in altri casi potrebbe diventare ardua, se non impossibile. Se è il vostro caso, allora lasciare perdere piuttosto che provocare danni peggiori.
Il filo interdentale andrebbe utilizzato al termine dei pasti, dopo aver utilizzato dentifricio e spazzolino. Quanto alla scelta del filo interdentale, in commercio se ne trovano diverse varianti: si va dal filo cerato, che ha il pregio di scivolare meglio sul dente, a quello aromatizzato o arricchito ai composti di fluoro, a quello “tradizionale” che garantisce una maggiore aderenza e risulta meno tagliente.

Scegliere il dentifricio giusto

Quale dentifricio scegliere nella marea di prodotti in vendita? “Quello che vi piace di più” è la risposta di gran parte dei dentisti, perchè l’importante è usarlo e lavarsi spesso i denti. L’utilizzo del dentifricio serve infatti a coadiuvare nell’azione meccanica di eliminazione della placca batterica, a rimuovere i residui di cibo, a prevenire eventuali irritazioni delle gengive.
Il dentifricio ha in genere la consistenza di una pasta, una crema o un gel, con diverse composizioni in genere arricchite con fluoro. E’ altamente sconsigliabile l’ingestione del dentifricio, in quanto contiene spesso sostanze sintetiche che possono risultare tossiche.
Come detto l’ingrediente attivo più frequente è il fluoro (in genere sotto forma di floruro di sodio), vista la sua azione nella prevenzione della carie. Al fluoro si associa quasi sempre un ingrediente abrasivo, che permette di dare una mano nella rimozione della placca: si può trattare di polvere di mica bianca o di frustoli di diatomee.
La stragrande maggioranza dei dentifrici contiene anche sodio lauril solfato. Si tratta di un anti microbico contenuto nei saponi come schiumogeno. Alcuni prodotti contengono anche bicarbonato di sodio, vitamine, erbe, calcio, enzimi, perossido di idrogeno, antibatterici, oltre a coloranti e aromi di vario genere per modificarne l’aspetto e renderli più gradevoli.

Denti del giudizio

I denti del giudizio sono i quattro denti molari che occupano la posizione più interna nel cavo orale. Vengono chiamati denti del giudizio perchè generalmente spuntano tra i 12 e i 24 anni. Non sempre, però, i denti del giudizio decidono di “uscire allo scoperto” e rimangono inclusi (il seme resta completamente coperto dalla gengiva) o semi inclusi. Questi casi si verificano se il dente non ha lo spazio sufficiente per uscire.
Più sfortunato il caso in cui il dente del giudizio cresce in direzione orizzontale e va a fare pressione su altri denti: in queste condizioni sono frequenti i casi di cisti, ascessi o carie.
Spesso, vista la sostanziale inutilità dei denti del giudizio, il dentista consiglia di procedere alla loro estrazione. L’operazione può risultare rapida e quasi indolore per alcuni, ma molto fastidiosa per altri. Ciò dipende dalla posizione del dente e dalla forma delle radici. In genere, comunque, l’estrazione di quelli superiori risulta più semplice, tanto da non aver bisogno dell’applicazione di punti di sutura. Spesso il decorso si limita a una moderata perdita di sangue da tamponare con una garza sterile.
Il dente estratto, infine, viene a volte usato per rimpiazzare denti irrecuperabili attraverso una sorta di “auto trapianto”.

Cosa è la carie?

Cosa è la carie? Come spunta la carie? Queste domande se le pongono in molti dei nostri lettori e noi di dentiblog.net abbiamo pensato di rispondere a tutti con un articolo chiarificatore.  

La carie è una cavità che si forma nel dente a causa dell’azione di batteri che favoriscono la produzione di acidi che, a loro volta, vanno ad intaccare lo smalto e la dentina. La carie comincia intaccando lo smalto: in questa fase lo smalto comincia a diventare ruvido, ma il processo è ancora reversibile curando l’igiene orale e utilizzando prodotti a base di fluoro.
Se però la carie si insinua più a fondo è necessario sottoporsi alle cure del dentista. Il medico agirà rimuovendo la parte del dente danneggiata e intaccata dalla carie. La parte mancante del dente verrà rimpiazzata con degli appositi materiali, in genere attraverso un’otturazione. Meno danneggiato è il dente, ovviamente, più sarà semplice e indolore l’intervento del dentista. In casi più gravi è invece addirittura necessario procedere alla cura canalare o devitalizzazione.
La formazione della carie viene “agevolata” dall’ingestione di cibi ricchi di zuccheri. E’ anche vero che può esserci una predisposizione genetica a questo inconveniente. Anche i denti storti e molto ravvicinati finiscono per rendere più probabile l’insorgenza della carie, vista la difficoltà nella pulizia. Durante la gravidanza e l’allattamento, infine, le donne possono essere maggiormente soggette in quanto intervengono delle modificazioni ormonali che fanno variare la composizione della saliva.

La devitalizzazione

Una carie trascurata può rendere necessaria la devitalizzazione del dente. Se entra, infatti, in profondità può andare ad intaccare la polpa dentaria, dove si trova la parte “viva” del dente. Altre cause di infiammazione e infezione di questo tessuto possono essere una contaminazione batteria o un trauma. L’infiammazione, nella maggior parte dei casi piuttosto dolorosa, può propagarsi causando ascessi o granulomi intorno all’apice o alla radice del dente.

In questo caso si rende necessario un intervento di devitalizzazione del dente, chiamato anche cura canalare. Il dentista andrà a rimuovere la polpa dentaria riempiendo la cavità rimasta con cemento canalare. L’intervento avviene, ovviamente, sotto anestesia. La parte più delicata riguarda proprio la pulizia del canale, che deve avvenire dopo un’accurata misurazione della sua lunghezza attraverso una radiografia e con l’ausilio di uno strumento chiamato localizzatore apicale
Nelle giornate successive sarà possibile accusare un indolenzimento dell’area in cui il dentista ha operato, ma in genere il disturbo passa in due o tre giorni. In alcuni casi le noie possono non essere finite qui, con un ascesso che si viene a creare nel caso in cui siano ancora presenti dei batteri. E’ il caso di rivolgersi nuovamente al dentista, che risolverà il problema procedendo al drenaggio dei canali.

Sbiancatura dei denti

A causa del consumo di caffè, di tè o del fumo i denti tendono ad ingiallirsi. Come sbiancarli, dunque, senza ricorrere a procedimenti costosi? Esistono una serie di metodi naturali che permettono di ottenere un buon risultato evitando di spendere una fortuna e di danneggiare lo smalto dei denti.
E’ possibile, ad esempio, lavarsi i denti con una pasta creata utilizzando del bicarbonato e del sale da tavola: un’operazione, questa, che non va eseguita più di una volta alla settimana.
Un’azione sbiancante naturale viene garantita anche dal consumo di mele, pere, fragole e carote grazie alla reazione antibatterica creata dalla saliva quando viene a contatto con questi alimenti. Il cosiddetto “rimedio della nonna” è quello di strofinarsi i denti con delle foglie di salvia fresca, affiancando così anche un beneficio per il nostro alito.
Alleato di denti bianchi e splendenti è anche il limone: il suo succo (anche qui da usare con moderazione per evitare danni allo smalto) aiuta infatti ad eliminare eventuali macchie giallastre di cui si rendono responsabili fumo e caffè.
E passiamo infine ai nemici di denti belli e sani. Un esempio per tutti: evitate accuratamente le bibite gassate, perchè oltre a danneggiare lo smalto facilitano l’insorgenza della carie.

Come prevenire la carie

La prevenzione dalla carie dovrebbe partire sin dalla tenera età, già le bibite zuccherate contenute nel biberon possono infatti provocare danni di non poco conto sulla dentatura dei bambini.
La regola numero uno, quindi, dice di evitare per quanto possibile il consumo di bibite e alimenti zuccherati e di mantenere la bocca pulita, lavandosi i denti dopo ogni pasto per evitare il ristagno di cibo e la conseguente formazione della placca.
Come detto la carie può presentarsi sin dai primi anni di vita. Esiste addirittura la cosiddetta carie da biberon, evitabile utilizzando solamente acqua o bibite non zuccherate, specialmente per la notte.
La formazione di denti sani e forti può essere aiutata con la somministrazione di fluoro. Si può optare per l’utilizzo di dentifrici contenenti questo minerale, o per la sua assunzione per via orale, sotto forma di pastiglie.
Fondamentale, poi, il ruolo dei genitori nell’insegnare al figlio a lavarsi i denti sin da piccolo, magari rendendo l’operazione più piacevole scegliendo uno spazzolino a setole morbide e un dentifricio per bambini.
Un ruolo importante, infine, lo gioca il dentista. Sottoporsi a controlli regolari permette di individuare eventuali problemi nella fase iniziale, intervenendo per tempo e riducendo al minimo dolori, interventi e spese.

Il tartaro

Il tartaro è uno dei principali nemici dei nostri denti. Si tratta di un deposito di minerali attaccati ai denti dall’antiestetico colore giallognolo. Come sempre è una corretta igiene orale a rallentare la formazione del tartaro e a rimandare l’intervento del dentista per la sua rimozione.
Il tartaro, infatti, è un agglomerato molto resistente, che non può essere eliminato dalla superficie dei denti se non con l’intervento del dentista. Ed ecco cosa può avvenire quando ci sottoponiamo a una seduta di igiene orale, nel caso in cui ci venga detto che è giunta l’ora di rimuovere il tartaro. Il dentista, per procedere con il detartraggio, ha due opzioni: utilizzare il metodo manuale o affidarsi agli ultrasuoni. Nel primo caso il medico utilizzerà degli strumenti specifici che gli permettono di staccare i frammenti di tartaro dall’area di contatto con le gengive. Nella seconda ipotesi, invece, gli strumenti ad ultrasuoni vengono passati sui denti. L’operazione non è dolorosa (si può provare un po’ di fastidio, in particolar modo se le gengive sono già infiammate) e dura circa 30 minuti.
In entrambi i casi si procederà poi alla levigazione, da eseguire con una coppetta o con dei pallini in gomma, e alla lucidatura dei denti.

Cura dei denti: come scegliere lo spazzolino giusto

Nell’igiene orale uno dei protagonisti è, chiaramente, lo spazzolino da denti. Si tratta dello strumento principale per una corretta pulizia dei denti ed è quindi importantissimo sceglierlo con accuratezza. Troppo spesso, infatti, ci si limita ad acquisti casuali o dettati soltanto dal prezzo basso.

Uno spazzolino in grado di svolgere bene la sua funzione deve aver il manico dritto e setole di fibra sintetica arrotondate che abbiano un diametro di circa 0,2 millimetri.
La lunghezza della testina dovrebbe variare in base alle dimensioni del cavo orale. Per comodità diciamo che le misure variano dai 3 centimetri previsti per una persona adulta agli 1,5 centimetri per i bambini.
Se è importante la scelta dello “strumento”, altrettanto importante è cambiare spazzolino al momento giusto, prima che questo diventi poco efficace nella pulizia dei denti. In genere lo spazzolino va sostituito circa ogni 2-3 mesi, ma va comunque cambiato quando cominciano ad apparire chiari segnali di deformazione delle setole. Si può optare per cambiare l’intero spazzolino o per l’acquisto (si trova nelle farmacie ma anche nei supermercati più forniti) di spazzolini a testina intercambiabile, in modo da ridurre la spesa e, al contempo, la produzione di rifiuti.
I denti, infine, vanno spazzolati entro 20 minuti dal termine di ogni pasto, in modo da ridurre al massimo l’attecchimento della  placca.